“Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona, e cento miglia di corso nol sazia.”
Dante Alighieri, Purgatorio
Partiamo da Pratovecchio, seguendo il giovane Arno, che qui è ancora un semplice torrente di montagna. Le sue acque limpide ci accompagnano mentre iniziamo una lunga e spettacolare salita nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.
La pista forestale si arrampica dolcemente tra maestosi faggi secolari e magnifiche foreste di abete bianco, immersi in un silenzio che solo la montagna sa regalare. Gli ultimi chilometri diventano un sentiero: in alcuni tratti bisogna scendere dalla bici e spingerla, ma è proprio questo a rendere ancora più speciale la conquista di Capo d’Arno, il luogo dove nasce il fiume più importante della Toscana.
È un posto semplice, quasi nascosto, ma capace di emozionare profondamente. Pensare che da quella piccola sorgente prenderà vita il fiume che attraverserà Firenze e Pisa prima di raggiungere il mare lascia davvero senza parole.
Torniamo indietro per circa un chilometro e imbocchiamo il sentiero CAI che conduce al misterioso Lago degli Idoli. Un piccolo lago, sorprendentemente profondo, nascosto nel bosco e avvolto da un’atmosfera unica. Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento qui furono ritrovate centinaia di statuette votive in bronzo offerte dagli Etruschi oltre 2.500 anni fa, rendendolo uno dei siti archeologici più affascinanti dell’Appennino. Un luogo dove storia, natura e mistero convivono in perfetta armonia.
Da qui inizia una lunga e divertente discesa su pista forestale fino a ricongiungerci con la strada bianca che sale al Passo della Calla, già protagonista del nostro Passo della Calla Trail. Una salita regolare e panoramica che ci conduce fino al rifugio del passo, storico punto d’incontro di escursionisti, biker e viaggiatori.
Ma il meglio deve ancora arrivare.
Lasciamo l’asfalto e imbocchiamo il Sentiero dei Tedeschi, collegandoci all’Anello della Linea Gotica. È uno dei single track più belli che abbiamo pedalato: un continuo susseguirsi di curve, rilanci e cambi di ritmo, un vero ottovolante naturale immerso nel bosco. Solo qualche breve tratto leggermente esposto, sempre su terreno compatto e ben battuto, senza particolari difficoltà tecniche.
Uno di quei sentieri che, appena finiti, ti fanno venire voglia di tornare su… solo per rifarli.
L’ultima tappa è il nostro rifugio del cuore: il Rifugio Asqua.
Qui troviamo sempre il sorriso e l’accoglienza genuina dei gestori, quelli che ti fanno sentire a casa ogni volta che passi da queste parti. E come rinunciare a una gigantesca porzione di tordelli al ragù di capriolo? Per noi è ormai un rito irrinunciabile.
Con il cuore pieno, lo stomaco ancora di più e il sorriso stampato sul volto, affrontiamo l’ultima discesa verso Pratovecchio.
Le cicloemozioni continuano a scorrere dentro di noi… proprio come l’Arno, che da una piccola sorgente inizia il suo lungo viaggio attraverso la Toscana.
A volte il viaggio più bello non è seguire un fiume… ma andare a scoprire dove tutto ha inizio