Un viaggio dentro e fuori, su ghiaia e silenzio.
Oggi parto da solo.
Niente orari, niente appuntamenti, nessun luogo di ritrovo.
Solo io e la mia bici, “la Ghiaìna”, compagna fedele di mille avventure, che ama la ghiaia in modo viscerale, quasi spirituale.
Scelgo di partire da Pratovecchio-Stia, nei pressi del maestoso Castello di Romena, una fortezza che da secoli veglia silenziosa sulle valli casentinesi, citato da Dante nel XXX canto dell’Inferno, oggi sembra custodire il confine tra il mondo abitato e quello dell’anima.
Da qui inizia una salita lunga e bellissima di circa 25 km, di pista forestale con fondo ghiaioso perfetto, che si insinua tra faggete maestose, castagneti secolari e abetaie monumentali.
Un’ascesa che è un invito al silenzio, e come un asceta incomincio a pedalare e ad immergermi nel cuore delle Foreste Casentinesi, una delle più antiche e affascinanti riserve naturali d’Europa, oggi Patrimonio dell’Umanità.
Man mano che la salita avanza, i pensieri si fanno leggeri, scivolano via come foglie al vento, al loro posto emerge quella presenza immobile che da sempre abita in me, silenziosa, neutrale, attenta, che non giudica, osserva.
È come tornare a casa, alla parte più autentica di me stesso.
E mentre il respiro trova un ritmo profondo e il corpo si rilassa, la fatica scompare, e ti accorgi di essere arrivato in cima al Passo della Calla, (1.296 m), Dove una sosta rigenerante al Ristorante “I Faggi” è quasi un passaggio obbligato, punto di riferimento per escursionisti e viandanti.
Una birra artigianale ghiacciata, piatti semplici e autentici, un’accoglienza sincera.
È in questo ristoro essenziale che ritrovo il contatto con la terra, e nasce in me una gratitudine piena, per il percorso, per la fatica e per questa pausa rigenerante.
Poi proseguo sul Sentiero dei Monaci che non fa sconti:
ci sono tratti in cui la bici va spinta, e ogni metro chiede attenzione e pazienza.
Ma è lì che tutto si fa più presente e tutto ti riporta al respiro, al corpo, ai rumori e ai profumi del bosco.
Poi la ricompensa: il sentiero si apre e davanti a me compare un belvedere mozzafiato, una finestra sull’immensità verde del Parco.
Mi fermo. Respiro. E lascio che lo sguardo si perda.
La discesa mi porta verso l’Eremo di Camaldoli. Un luogo che esiste da oltre mille anni, per chi cerca silenzio, verità, essenza.
Non serve dire nulla. Basta fermarsi, ascoltare, ascoltarti.
L’ultimo tratto del trail segue la Via di Francesco (il Francesco Trail da Firenze ad Assisi è uno dei nostri percorsi del cuore).
Arrivo al Rifugio Asqua, che mi accoglie con la quiete di una casa dopo un lungo viaggio.
Mi fermo. Bevo.
Respiro a fondo.
E in quel silenzio mi accorgo che non sono mai stato davvero solo.
C’era quella presenza dentro di me, discreta, immobile ma viva,
che aspettava solo che rallentassi abbastanza… per tornare a sentirla.